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Succede a volte che un cliente mi chiama e mi dice: “Piergiulio non posso venire oggi per la nostra seduta, devo lavorare!”. Hanno un progetto in chiusura, un cliente importante li del vedere, il capo chi ha chiesto il favore di restare un’ora in più. E Loro hanno detto si al lavoro e no a me. La seduta viene pagata e io in quell’ora sono libero di pensare. Nel momento in cui mi chiamano al telefono per spostare la seduta le persone vivono letteralmente in un altro mondo rispetto a quello che costruiamo insieme nelle sedute. Le priorità sono cambiate, il nostro tempo e le nostre parole sono diventate meno importanti di quello specifico impegno lavorativo.
Tanti anni fa mi offendevo, la prendevo sul personale: “come mai non viene da me?!” mi chiedevo. “Come mai inverte le sue priorità e mette il suo sviluppo personale dopo il lavoro?”. Nel tempo ho imparato che le persone cambiano a seconda del contesto in cui operano. Il qui-e-ora lavorativo può diventare pressante per una persona. Non è in un giorno che le persone si abituano a darsi differenti priorità, mettere sé stessi prima del lavoro. E’ un processo, a volte molto lento, specialmente per persone che vivono in aree geografiche ossessionate dal lavoro come Brescia e la Lombardia.
Ci va tempo per sviluppare nuove fedeltà e nuove priorità. Soprattutto occorre fare l’esperienza con lo psicologo che la seduta è un ambiente più sostenente che quello del lavoro. E non è detto che lo sia in automatico, ci va tempo ed esperienza perché una persona ri-orienti le proprie scelte, si dia nuove priorità, impari a dire “no, oggi mi prendo quell’ora”. Soprattutto deve venire da lui/lei, quello che assaggia nelle sedute, come si vive con te psicologo dev’essere qualitativamente diverso e più nutriente di ciò che sperimenta sul posto di lavoro.