COS’E’ LA CONSAPEVOLEZZA? Sto ricominciando a sentir parlare di consapevolezza. Sui social e per strada sembra essere una parola che spiega a parecchie persone come si sentono in un certo momento della loro vita. Sento persone che incontro professionalmente e nella mia vita privata dire: “Certo che Marilisa è una persona consapevole!” oppure “ho raggiunti una nuova consapevolezza”.
Ma di che cosa parlano? Cos’è questa consapevolezza, parola che sta tornando di moda e che ci finisce in bocca così facilmente? Quando parlano di consapevolezza le persone sembrano alludere a una realizzazione personale, una nuova comprensione. E’ come se sensazioni, emozioni e pensieri separati ad un certo momento si connettessero e coagulassero in una nuova “comprensione”. Quando diventiamo consapevoli di qualcosa troviamo un nome per una configurazione di sensazioni, emozioni e pensieri. A un certo punto riorganizziamo la nostra esperienza e gli troviamo un nome, la descriviamo con una parola o una frase che ci sembra adatta.
La consapevolezza non è frutto quindi del solo pensiero, non è solo un “nuovo pensiero”; è il coagularsi di esperienze, situazioni, pezzi di vita che in un momento hanno un senso nuovo. E per quel senso nuovo cerchiamo e troviamo delle parole che siano sensate. La consapevolezza è fatta di parole che prendono peso, che hanno il valore della sintesi della nostra esperienza. Chi diventa consapevole non ha solo nuove idee, ma ha anche fatto una sintesi della sua esperienza e delle sue emozioni. Ha riorganizzato in parte il suo campo di esperienza, ha imparato ad indossare delle nuove lenti per vedere e sentire il mondo in modo nuovo.
Mia figlia di 3 anni in questi giorni ha imparato ad avere paura del buio. E’ diventata consapevole del buio come qualcosa di cui avere paura. Fino a poco fa andava nel buio senza alcun timore. Entrava in stanze buie a cercare le sue bambole o semplicemente per fare una passeggiata. Si inoltrava di notte senza apparente problema nel sentiero di campagna non illuminato che conduce a casa nostra. Camminava davanti a me nelle notti d’estate senza luna facendomi strada. Poteva camminare lungo la strada buia 20 metri davanti a me senza sentire la mia voce, con facilità senza cambiare il ritmo del suo passo.
Da qualche giorno questa attitudine è sparita. Emilia mi dice di aver paura del buio. Non va più spavalda in stanze non illuminate, non va più sul retro della casa da sola o accompagnata dal cane. In questi giorni una sensazione indefinita, una specie di incertezza, le parole sentite dagli altri bambini dell’asilo o lette nelle fiabe hanno fatto un cerchio attorno a lei. Ha unito dei puntini, è diventata consapevole del fatto che il buio fa paura ed effettivamente ha iniziato ad avere paura del buio. E’ un passaggio importante di consapevolezza, ha imparato ad avere paura del buio e a sentirsi sola. Ma non l’ha fatto da sola, l’ha fatto con noi: papà, mamma, amichett*, tutti gli altri e le mille e mille generazioni che prima di lei a tre anni hanno avuto paura del buio.